A San Felice Circeo non c’è certamente possibilità di annoiarsi, oltre alla spiaggia, al mare, al mangiare e ai prodotti della terra, c’è poi il Parco Nazionale del Circeo che riserva tante altre possibilità di divertimento e di acculturamento. La storia Il Promontorio del Circeo Con la sua sagoma inconfondibile, è un massiccio calcareo lungo circa sei chilometri e largo in alcuni punti fino a due. La vegetazione è tipicamente mediterranea e diversa a seconda dell’esposizione. Il versante meridionale, chiamato Quarto Caldo, è ricoperto da vegetazione bassa e cespugliosa adatta a condizioni di aridità. A seconda della posizione del declivio la vegetazione cambia: in prossimità del mar troviamo la statice, il finocchio marino, l’elicriso, l’euforbia e la centaurea di Circe, varietà che cresce solo sul promontorio. Salendo leggermente abbiamo il rosmarino, l’erica multiflora, il cisto, il mirto, il lentisco, la fillirea, l’alaterno e la palma nana, l’unica palma spontanea europea, fossile vivente testimonianza di un’antica vegetazione di clima caldo. Il versante settentrionale, Quarto Freddo, è ricoperto della macchia alta in cui predomina il leccio associato, a quote più basse, al farnetto, alla roverella, al frassino minore e al carpino nero. Il sottobosco è caratterizzato dall’erica, dal corbezzolo, dalla ginestra dei carbonai. Ai piedi del versante settentrionale cresce rigoglioso, grazie alla protezione offerta dal promontorio e all’umidità dell’aria, un bel boschetto di sughera. La fauna del promontorio è caratterizzata dal tasso, dalla donnola, dal moscardino e dal falco pellegrino che nidifica sulle rocce. La duna Sferzata dai venti d’inverno, arroventata dal sole d’estate è un ambiente limite, molto simile al deserto, in cui le condizioni di vita sono assai difficili. A pochi metri dal mare troviamo le prime piante pioniere dotate di un apparato radicale molto profondo che le ancora alla sabbia: la gramigna delle spiagge, l’eringio, l’erba medica marina e l’ammofila, la camomilla marina, il ginepro coccolone, il fico degli ottentotti originario del Sudafrica, tutte contribuiscono con le loro radici a rendere stabile la duna impedendone l’erosione. La macchia raggiunge il suo massimo sviluppo sul versante della duna che si affaccia sui laghi dove è presente il corbezzolo, il ginepro fenicio, il caprifoglio, il leccio, oltre ad impianti artificiali di pino domestico, pino d’Aleppo e pino marittimo.
Le zone umide I quattro laghi e le zone circostanti costituiscono il più importante ecosistema palustre del Lazio e forse anche d’Italia per questo sono stati inseriti nel 1978 nell’elenco delle zone umide di valore internazionale da proteggere in base ai dettami della Convenzione di Ramsar del 1971. Laghi e acquitrini ospitano una ricchissima avifauna acquatica costituita da oltre 260 specie nidificanti e migratrici. Germani reali, fischioni, mestoloni, morette, folaghe, martin pescatore, cormorani, garzette, aironi cenerini, cavalieri d’Italia, avocette, falchi di palude, falchi pescatori, cicogne bianche e nere, fenicotteri, sono solo alcune delle specie che frequentano le zone umide del parco.
La foresta La foresta planiziaria rappresenta ciò che resta dell’antica Selva di Terracina. É estesa per 3260 ettari per quasi il 90% è occupata da un bosco di latifoglie: cerro, farnetto, farnia, roverella, orniello, carpino nero e bianco. Il sottobosco è fitto ed intricato e ricco di oltre 800 specie tra cui l’erica arborea e scoparia, il pungitopo, la felce aquilina, il ciclamino. Nelle “piscine”, zone depresse soggette agli allagamenti, è presente il bosco allagato con piante che vivono con il tronco immerso nell’acqua. L’animale più diffuso nella foresta è il cinghiale, ma sono presenti anche tassi, volpi lepri, ricci e numerosi rettili e anfibi. Per il suo grande valore naturalistico la foresta Demaniale è stata inserita dall’UNESCO, nel 1977, nella “ rete internazionale delle riserve della Biosfera”. L'isola di Zannone La disabitata isola di è l’ultimo ambiente a comporre il mosaico del Parco Nazionale del Circeo. La sua costa alta e scoscesa ha da sempre scoraggiato ogni tentativo di insediamento stabile, se si escludono i monaci benedettini e cistercensi che vi si stabilirono per brevi periodi tra il VI e il XVI secolo. Grazie a questo sull’isola ha potuto conservarsi e svilupparsi la vegetazione originaria rappresentata da leccio, erica arborea, corbezzolo fillirea, smilace, mirto e lentisco. L’avifauna è molto abbondante mentre scarsa è la presenza di mammiferi. Il muflone, originario della Sardegna, fu importato nel 1922 a scopo venatorio.
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