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Il Turista e il Territorio
 

I luoghi da visitare

Il Centro storico

Raccolto nella cinta muraria ha carattere medievale e sorge su una piattaforma naturale a circa 100 metri sul livello del mare. Si accede al suo interno attraverso una porta ad arco, chiamata “il ponte”, che immette nella piazza principale sulla quale si affaccia la Torre dei Templari, costruita tra il 1240 e il 1259, dai monaci templari durante la loro permanenza sul promontorio. Sulla torre fu fatto istallare dal principe Poniatowsky, ai primi dell’ottocento, il caratteristico orologio che precedentemente si trovava sul portone d’ingresso del palazzo baronale. Sul quadrante sono segnati sei numeri e la sola lancetta gira quattro volte nelle ventiquattro ore. Le ore sono scandite da un martello che batte su una campanella. A destra della piazza un arco immette nel cortile del palazzo baronale, oggi sede del municipio, costruito nel XIV secolo dalla famiglia Caetani. Alcune sale al suo interno sono decorate da affreschi risalenti ai primi dell’ottocento. Proseguendo lungo il corso principale si arriva al piazzale del belvedere da dove si può ammirare un bel panorama e, nel recinto dell’asilo, un tratto delle mura in opera poligonale risalenti al VI secolo a. C. Proseguendo oltre si giunge alla Porta antica che testimonia tre epoche successive: sulla destra la parte originaria in opera poligonale, all’interno il restauro fatto in età sillana, in opera incerta, e la sistemazione medievale dell’arco tipicamente gotico.

La mostra Homo Sapiens e Habitat

La Mostra fu progettata e attuata a partire dal 1978 dal Centro Studi per l’Ecologia del Quaternario col patrocinio dell’APT di Latina e del Comune di S. Felice Circeo usufruendo della collaborazione di Istituti Universitari, del Parco Nazionale del Circeo e di Enti locali.  La Mostra, ripetuta e aggiornata ogni anno, ha sede nel primo piano della Torre dei Templari ed è accessibile da una scaletta esterna che sale dal cortile del palazzo baronale ora sede del Comune di San Felice Circeo. La scala conduce altresì ad un grande terrazzo da cui si domina la Piazza più frequentata del Centro Storico. L’esposizione si sviluppa in 5 Sale dai contenuti tematici attinenti ad importanti discipline per la conoscenza della Preistoria generale e locale. Nel primo ambiente sono documentati i fenomeni geomorfologici verificatisi nell’Era Quaternaria in conseguenza alle variazioni climatiche (periodi Glaciali e Interglaciali), figurano testimonianze fossili provenienti dall’area pontina, repliche di rari reperti e rappresentazioni iconografiche. Seguono collezioni di manufatti litici ordinate secondo criteri cronostratigrafici e geografici. Un grande affresco virtuale illustra l’evoluzione dei Primati a partire dai primi mammiferi placentati. La seconda Sala si sofferma sul sito di Grotta Guattari con un diorama che configura in sintesi l’Antro dell’Uomo e il luogo della “deposizione” del cranio neandertaliano. Un terzo, vasto, ambiente introduce i visitatori alle tecniche per la ricostruzione paleoecologica di vari soggetti (riproduzioni di abitazioni preistoriche, di culture mesolitiche, di probabili immanicature di strumenti ed armi) e mostra un campione di terreno riportato “dal vivo” per rappresentare una ricerca “en plein air” ovvero all’aperto, o di campagna. Segue una nuova Sala che ospita grandi reperti fossili talora inseriti nella loro naturale giacitura stratigrafica. L’ultima Sala presenta fra l’altro una sintesi del giacimento neolitico s.l. a ossidiana de “La Casarina” sul Lago di Paola (o di Sabaudia), corredi funerari protostorici, armi e manufatti esotici di epoca storica.

La mostra Homo Sapiens e habitat, ubicata in piazza Lanzuisi, è aperta dall' 11 Luglio al 9 Settembre compresi tutti i giorni, esclusi Lunedì e Martedì, dalle 18.00 alle 20.30

Le Torri Papali

Durante la seconda metà del Cinquecento papa Pio IV ordinò alla famiglia Caetani di costruire, lungo la scogliera del promontorio, quattro torri di difesa contro le continue scorrerie dei pirati saraceni: Torre Paola, Moresca, Cervia e Fico.
Furono costruite di forma rotonda, a tre piani, con uno scudo sulla piazza d’armi rivolto verso il promontorio per proteggere i soldati anche da eventuali assalti provenienti dal monte. L’entrata alle torri era situata al primo piano e si accedeva in essa attraverso un piccolo ponte levatoio.
Torre Paola è l’unica ad aver conservato la sua struttura originaria, le altre furono distrutte dagli inglesi nel 1809, durante il blocco napoleonico e successivamente ricostruite, ad eccezione di torre Moresca di cui resta solo la base.
Nella zona pianeggiante del territorio di San Felice Circeo sorgono altre due torri: Torre Vittoria costruita verso la fine del Seicento e Torre Olevola sorta qualche tempo dopo le torri del promontorio. Hanno forma rispettivamente quadrata e rettangolare, orientate con lo spigolo verso il mare per meglio attutire i colpi dei nemici.

L'Acropoli

Costruita probabilmente all’inizio del III secolo a.C. sullo sperone roccioso che domina il paese, rappresentava l’ultimo baluardo difensivo della città di Circeii. La cinta muraria in opera poligonale della III maniera, aveva un perimetro pressochè trapezoidale. I blocchi di pietra calcarea, erano perfettamente lavorati e combacianti sulla parete esterna, mentre in quella interna i massi erano appena sbozzati. Lo spessore medio delle mura si aggira intorno ai due metri, la lunghezza massima è di 2,44 metri mentre l’altezza attualmente è di 5,60 metri. L’ingresso originario dell’Acropoli era situato sul lato ovest, a poca distanza dall’angolo nord-ovest, in modo che gli assalitori, secondo l’architettura militare, rimanessero con il lato destro scoperto dallo scudo e i difensori potessero colpirli dall’alto. É tuttora visibile nello stipite sinistro la scanalatura nella quale scorreva la trave di chiusura dell’unico battente della porta, mentre nello stipite di destra è visibile il foro in cui la trave veniva inserita.
All’interno dell’Acropoli non sono visibili opere di livellamento del terreno a sottolineare la natura difensiva e non abitativa della costruzione. Le uniche due costruzioni presenti nella parte perimetrata della cinta muraria, sono un pozzo a tholos ben conservato e un edificio detto absidato, usato presumibilmente per la conservazione delle derrate alimentari. É probabile che sulla cinta difensiva vi fosse un camminamento di ronda, protetto da una merlatura, a cui si accedeva con scale di legno.

Grotta delle Capre

Il nome è forse dovuto al fatto che i pastori avevano l’abitudine di ricoverare le loro greggi dentro la grotta durante la notte. L’importanza è dovuta alla presenza al suo interno di un solco di erosione marina a nove metri rispetto al livello attuale del mare, al di sotto del quale sono visibili i buchi dei litodomi (datteri di mare). La grotta è testimonianza dell’ultimo interglaciale (Riss-Wurm). Tra 130.000 e 100.000 anni fa il mare era più alto e il Circeo era ancora un’isola, staccata dal continente.
La grotta è stata visitata da diversi studiosi nel corso del tempo. Anche il professor Alberto Carlo Blanc si è interessato ad essa e nel 1936 vi ha effettuato uno scavo per mettere in luce la stratigrafia e quindi leggere la storia della grotta. Egli ha individuato dodici livelli: il primo è una spiaggia fossile a Strombus Bubonius, il quinto, il più interessante, ha restituito frustoli carboniosi di abete associati a resti di ippopotamo.

Grotta Guattari

É la più famosa del promontorio, grazie alla importante scoperta che in essa fece nel 1939 il professor Blanc. Dell’esistenza della grotta non si sapeva nulla fino al 24 febbraio di quell’anno, perchè una frana ne aveva ostruito l’entrata da decine di migliaia di anni. Mentre si cavava pietra dalla montagna, alle falde del colle Morrone, improvvisamente si aprì un cunicolo che incuriosì gli operai i quali, strisciando carponi attraverso un cunicolo basso e tortuoso, entrarono nella grotta. Rimasero sbalorditi nel vedere il terreno di quest’ultima pieno di ossa di animali (ne furono contate più di seicento). Il proprietario della zona nella quale si stavano facendo lavori (il signor Guattari) informò il professor Blanc dell’interessante ritrovamento. Egli entrò, il 25 febbraio del 1939, nella grotta scoprendo il cranio che giaceva a terra, circondato da una corona di pietre.
Il professore raccolse il cranio e lo portò a Roma per studiarlo. Notò che presentava due ferite: una sulla tempia destra, sicuramente il colpo che aveva ucciso l’uomo, e un’altra alla base del cranio. Il forame occipitale risultava allargato, come se altri uomini di Neandertal avessero fatto quest’operazione per estrarre il cervello e mangiarlo, a scopo rituale. Il fatto di averlo trovato al centro di una corona di pietre, sembrava confermare la sua ipotesi.
Nel 1989, durante un convegno internazionale tenuto al Circeo, l’ipotesi del Blanc fu completamente capovolta poichè non si sono trovati sul cranio i segni degli utensili in pietra utilizzati per allargare il forame occipitale. Gli unici segni trovati sono quelli dei denti di una iena. La grotta fu, molto probabilmente intorno a circa 50.000 anni fa, la tana di questo animale, lo dimostrerebbero le numerosa ossa fossili ritrovate al suo interno, resti dei suoi pasti. Essa ha trasportato il cadavere dell’uomo o forse solo la testa nella sua tana, ha allargato il foro occipitale ed ha estratto il cervello.
Ulteriore conferma a questa nuova ipotesi, è stata data dallo studio delle ossa fossili degli animali che presentavano anch’esse i segni dei denti della iena.
Pochi giorni dopo la sensazionale scoperta, nella grotta fu trovata un altro interessante reperto umano: una mandibola, e nel 1950 al di fuori della grotta un’altra mandibola umana.
Attualmente il cranio è conservato in una cassaforte ignifuga a temperatura e umidità costanti, al dipartimento di Antropologia dell’Università La Sapienza.


Grotta del Fossellone

Studiata dal professor Blanc  ha restituito industria litica di Homo Neandertalensis e di Homo Sapiens.
Gli scavi, completati nel 1953, hanno evidenziato ben 51 strati: i primi dieci, alla base, sono privi di industria, dal 41° al 23° si rinviene industria Musteriana, lo strato 21 contiene industria Aurignaziana, infine, gli strati 19-1 hanno restituito scarsi reperti del Paleolitico superiore medio-finale.


Grotta Breuil

Si affaccia su una piccola insenatura alla fine dello scosceso versante a mare del Monte Circeo chiamato il “Precipizio”.La cavità conserva un cospicuo sedimento con faune fossili e abbondante industria litica del Paleolitico medio. Le campagne di scavo condotte recentemente dal prof. A. Bietti dell’Università di Roma, hanno portato alla luce anche tre reperti fossili umani (due denti e un frammento di parietale) riferibili a


Riparo Blanc

Scoperto nel 1959 dal professor Zei e da lui intitolato alla memoria del suo maestro, il professor Blanc, fu esplorato nel 1960 e nel 1963. É situato a circa venti metri dal livello del mare ed è composto di due livelli: il primo un deposito Pleistocenico con industria di tipo Gravettiano ed il secondo un deposito Mesolitico. Numerosi i resti faunistici rappresentati per la maggior parte da gusci di molluschi e da pesci e crostacei. L’industria litica è ricca di punteruoli e denticolati. Sia gli strumenti che i gusci dimostrano un intenso sfruttamento dei molluschi marini da parte dell’uomo preistorico, per integrare la sua dieta.

Il Faro

A circa tre km dal paese di San Felice Circeo si trova il Faro di Capo Circeo costruito nel 1866, durante il Pontificato di Giovanni Maria Mastai Ferretti che prese il nome di Pio IX, in conformità ad un progetto dello stesso Papa, teso allo sviluppo dei Segnalamenti Marittimi del litorale laziale ricadente sotto la giurisdizione dello Stato Pontificio. Nell’elenco “Fari e segnali da nebbia” è identificato con il numero nazionale E.F.2258 e internazionale E1542 e le sue coordinate geografiche sono: Lat. 41° 13° Nord, Long. 13° 04° Est. Ricadente sotto l’amministrazione della Marina Militare, l’edificio è ubicato sul versante del Promontorio chiamato Quarto Caldo ed è composto da un fabbricato, nel quale vive il personale civile addetto al controllo del Faro, e da una torre Faro alta circa 18 metri. Il suo apparato lenticolare è composto da tre pannelli poggiati su una struttura ruotante e alloggiati in una lanterna cilindrica a settori elicoidali, di circa due metri di diametro, la cui luce, a lampi bianchi, ha una portata geografica di 17 miglia. Il sistema, oggi completamente automatizzato, è dotato, per i casi di avaria, di un piccolo faro di rispetto che si accende in maniera autonoma.

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Torre Cervia

 
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Torre Fico

 
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Torre Paola

 
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Il centro storico

 
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Le mura ciclopiche

 
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Grotta delle capre

 
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Grotta dell'Impiso

 
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Il Faro

 

NB: Cliccate sull'immagine desiderata per visualizzarla nelle dimensioni reali.

Link
L'itinerario completo dei sentieri del promontorio
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