Carattere   solo testo   |   alta visibilità
 

Sei in: Home » il turista e il territorio » I luoghi da visitare

Il Turista e il Territorio

 

I luoghi da visitare

Il Centro storico

Raccolto nella cinta muraria ha carattere medievale e sorge su una piattaforma naturale a circa 100 metri sul livello del mare. Si accede al suo interno attraverso una porta ad arco, chiamata “il ponte”, che immette nella piazza principale sulla quale si affaccia la Torre dei Templari, costruita tra il 1240 e il 1259, dai monaci templari durante la loro permanenza sul promontorio. Sulla torre fu fatto istallare dal principe Poniatowsky, ai primi dell’ottocento, il caratteristico orologio che precedentemente si trovava sul portone d’ingresso del palazzo baronale.

Sul quadrante sono segnati sei numeri e la sola lancetta gira quattro volte nelle ventiquattro ore. Le ore sono scandite da un martello che batte su una campanella. A destra della piazza un arco immette nel cortile del palazzo baronale, oggi sede del municipio, costruito nel XIV secolo dalla famiglia Caetani. Alcune sale al suo interno sono decorate da affreschi risalenti ai primi dell’ottocento. Proseguendo lungo il corso principale si arriva al piazzale del belvedere da dove si può ammirare un bel panorama e, nel recinto dell’asilo, un tratto delle mura in opera poligonale risalenti al VI secolo a. C.

Proseguendo oltre si giunge alla Porta antica che testimonia tre epoche successive: sulla destra la parte originaria in opera poligonale, all’interno il restauro fatto in età sillana, in opera incerta, e la sistemazione medievale dell’arco tipicamente gotico.

Parco di Vigna La Corte

Vigna La Corte è un suggestivo parco-belvedere con vista mozzafiato sul litorale. E’ stato realizzato tramite un progetto di recupero e salvaguardia dell’intera area che è stata così restituita alla pubblica fruizione, dopo decenni di interdizione al pubblico. Oggi questo splendido giardino è visitato da migliaia di turisti che rimangono ammirati del panorama, e d’estate ospita diverse manifestazioni che attirano un gran numero di spettatori.

Santuario della S. Sindone (Chiesa di Santa Maria degli Angeli)

Nel Santuario di San Felice Circeo – unico al mondo dedicato alla Sindone  - è esposta una riproduzione autentica a grandezza naturale, in posizione centrale ed elevata, della Sindone, per il culto e la venerazione dei fedeli. La sua conoscenza è corredata da mostre fotografiche e filmati didattici. Nel Santuario è allestito il Tesoro della Sindone. La struttura di Santa Maria degli Angeli – Santuario della Sindone del Circeo, meta di fedeli, pellegrini e turisti, offre adeguati servizi di accoglienza e ristorazione. Il vasto piazzale esterno della chiesa ospita il pregevole gruppo bronzeo del Redentore e la Peccatrice. Visite negli orari di apertura della Chiesa (via Ugo Foscolo - Tel.0773 540566)

Mostra Circeo Templari (Chiesa parrocchiale di San Felice Martire)

Nella mostra, aperta tutti i giorni, sono illustrate le fasi salienti del passaggio dei Templari al Circeo. Nel 1240 papa Gregorio IX cede la Rocca Circeii ai Templari che dovevano difendere il litorale dagli attacchi dei pirati algerini e tunisini, e che rimasero al Circeo per circa venti anni, costruendo la Torre dei Templari e il Convento. All’interno della mostra è possibile ammirare una gigantografia dove la configurazione del promontorio del Circeo, descritta da Angelo Breventano (1595) è inserita nella miniatura , che illustra Baldovino II, il re crociato di Gerusalemme nell’atto di affidare – a Ugo di Payns e Goffredo di Saint-Homer – la sede del Tempio di Salomone. Siamo fra il 1118 e il 1120, quando il nome di Templari prende nome dal tempio di Gerusalemme (Piazza Vittorio Veneto 35 - Tel.0773546178).

Grotta delle Capre

Il nome è forse dovuto al fatto che i pastori avevano l’abitudine di ricoverare le loro greggi dentro la grotta durante la notte. L’importanza è dovuta alla presenza al suo interno di un solco di erosione marina a nove metri rispetto al livello attuale del mare, al di sotto del quale sono visibili i buchi dei litodomi (datteri di mare). La grotta è testimonianza dell’ultimo interglaciale (Riss-Wurm). Tra 130.000 e 100.000 anni fa il mare era più alto e il Circeo era ancora un’isola, staccata dal continente.

La grotta è stata visitata da diversi studiosi nel corso del tempo. Anche il professor Alberto Carlo Blanc si è interessato ad essa e nel 1936 vi ha effettuato uno scavo per mettere in luce la stratigrafia e quindi leggere la storia della grotta. Egli ha individuato dodici livelli: il primo è una spiaggia fossile a Strombus Bubonius, il quinto, il più interessante, ha restituito frustoli carboniosi di abete associati a resti di ippopotamo. Il sito è raggiungibile via terra, percorrendo un sentiero in discesa che parte dall'ampio piazzale dove termina via grotta delle capre. 

Grotta Guattari

É la più famosa del promontorio, grazie alla importante scoperta che in essa fece nel 1939 il professor Blanc. Dell’esistenza della grotta non si sapeva nulla fino al 24 febbraio di quell’anno, perché una frana ne aveva ostruito l’entrata da decine di migliaia di anni. Mentre si cavava pietra dalla montagna, alle falde del colle Morrone, improvvisamente si aprì un cunicolo che incuriosì gli operai i quali, strisciando carponi attraverso un cunicolo basso e tortuoso, entrarono nella grotta. Rimasero sbalorditi nel vedere il terreno di quest’ultima pieno di ossa di animali (ne furono contate più di seicento). Il proprietario della zona nella quale si stavano facendo lavori (il signor Guattari) informò il professor Blanc dell’interessante ritrovamento. Egli entrò, il 25 febbraio del 1939, nella grotta scoprendo il cranio che giaceva a terra, circondato da una corona di pietre.

Il professore raccolse il cranio e lo portò a Roma per studiarlo. Notò che presentava due ferite: una sulla tempia destra, sicuramente il colpo che aveva ucciso l’uomo, e un’altra alla base del cranio. Il forame occipitale risultava allargato, come se altri uomini di Neandertal avessero fatto quest’operazione per estrarre il cervello e mangiarlo, a scopo rituale. Il fatto di averlo trovato al centro di una corona di pietre, sembrava confermare la sua ipotesi.

Nel 1989, durante un convegno internazionale tenuto al Circeo, l’ipotesi del Blanc fu completamente capovolta poichè non si sono trovati sul cranio i segni degli utensili in pietra utilizzati per allargare il forame occipitale. Gli unici segni trovati sono quelli dei denti di una iena. La grotta fu, molto probabilmente intorno a circa 50.000 anni fa, la tana di questo animale, lo dimostrerebbero le numerosa ossa fossili ritrovate al suo interno, resti dei suoi pasti. Essa ha trasportato il cadavere dell’uomo o forse solo la testa nella sua tana, ha allargato il foro occipitale ed ha estratto il cervello.
Ulteriore conferma a questa nuova ipotesi, è stata data dallo studio delle ossa fossili degli animali che presentavano anch’esse i segni dei denti della iena.
Pochi giorni dopo la sensazionale scoperta, nella grotta fu trovata un altro interessante reperto umano: una mandibola, e nel 1950 al di fuori della grotta un’altra mandibola umana. Attualmente il cranio è conservato in una cassaforte ignifuga a temperatura e umidità costanti, al dipartimento di Antropologia dell’Università La Sapienza. (Per visite alla grotta info: 0773 547770 -  338 9544539).

Grotta del Fossellone

Studiata dal professor Blanc  ha restituito industria litica di Homo Neandertalensis e di Homo Sapiens.
Gli scavi, completati nel 1953, hanno evidenziato ben 51 strati: i primi dieci, alla base, sono privi di industria, dal 41° al 23° si rinviene industria Musteriana, lo strato 21 contiene industria Aurignaziana, infine, gli strati 19-1 hanno restituito scarsi reperti del Paleolitico superiore medio-finale.

Grotta Breuil

Si affaccia su una piccola insenatura alla fine dello scosceso versante a mare del Monte Circeo chiamato il “Precipizio”.La cavità conserva un cospicuo sedimento con faune fossili e abbondante industria litica del Paleolitico medio. Le campagne di scavo condotte recentemente dal prof. A. Bietti dell’Università di Roma, hanno portato alla luce anche tre reperti fossili umani (due denti e un frammento di parietale).

Riparo Blanc

Scoperto nel 1959 dal professor Zei e da lui intitolato alla memoria del suo maestro, il professor Blanc, fu esplorato nel 1960 e nel 1963. É situato a circa venti metri dal livello del mare ed è composto di due livelli: il primo un deposito Pleistocenico con industria di tipo Gravettiano ed il secondo un deposito Mesolitico. Numerosi i resti faunistici rappresentati per la maggior parte da gusci di molluschi e da pesci e crostacei. L’industria litica è ricca di punteruoli e denticolati. Sia gli strumenti che i gusci dimostrano un intenso sfruttamento dei molluschi marini da parte dell’uomo preistorico, per integrare la sua dieta.

Statua sommersa del Cristo del Circeo

La Statua del Cristo è un simbolo marino del Circeo. I lavori di posizionamento e inabissamento della scultura, benedetta nel 1992 dal Vescovo Domenico Pecile, erano stati eseguiti da subacquei pontini il 25 aprile dello stesso anno.

La statua, ancorata ad un basamento di cemento armato alto un metro e dal peso di oltre tremila chili, è visitata ogni anno da migliaia di appassionati subacquei, anche per occasioni decisamente originali, come avvenuto negli ultimi anni quando sono stati celebrati alcuni matrimoni sott’acqua proprio davanti alla statua del Cristo. Il luogo é individuabile grazie ad un gavitello di segnalazione (coordinate N.41 12 34 - E 13 06 35) ed é vietato alla pesca e all'ancoraggio.

Il Volto inabissato di Cristo

Il Volto di Cristo è un’opera bronzea realizzata dall’artista Ignazio Colagrossi e inabissata il 5 settembre del 2010 nelle acque di San Felice Circeo, in prossimità della Grotta delle capre. Le coordinate per visitare il sito sono: LAT. 41° 13. 322 LONG. 13° 04. 952.

Il Faro

A circa tre km dal paese di San Felice Circeo si trova il Faro di Capo Circeo costruito nel 1866, durante il Pontificato di Giovanni Maria Mastai Ferretti che prese il nome di Pio IX, in conformità ad un progetto dello stesso Papa, teso allo sviluppo dei Segnalamenti Marittimi del litorale laziale ricadente sotto la giurisdizione dello Stato Pontificio. Nell’elenco “Fari e segnali da nebbia” è identificato con il numero nazionale E.F.2258 e internazionale E1542 e le sue coordinate geografiche sono: Lat. 41° 13° Nord, Long. 13° 04° Est. Ricadente sotto l’amministrazione della Marina Militare, l’edificio è ubicato sul versante del Promontorio chiamato Quarto Caldo ed è composto da un fabbricato, nel quale vive il personale civile addetto al controllo del Faro, e da una torre Faro alta circa 18 metri. Il suo apparato lenticolare è composto da tre pannelli poggiati su una struttura ruotante e alloggiati in una lanterna cilindrica a settori elicoidali, di circa due metri di diametro, la cui luce, a lampi bianchi, ha una portata geografica di 17 miglia. Il sistema, oggi completamente automatizzato, è dotato, per i casi di avaria, di un piccolo faro di rispetto che si accende in maniera autonoma.

Galleria fotografica

 

NB: Cliccate sull'immagine desiderata per visualizzarla nelle dimensioni reali.


 

Fine dei contenuti della pagina